Cimon della Bagozza Canale NW

Data salita: 18/12/2016
Zona: Alpi orobie, Lombardia
Partenza: Schilpario (1573 m)
Quota attacco: 1700 m
Quota arrivo: 2409 m
Dislivello della via: 709 m
Difficoltà: PD- (pendenza 50° / III in roccia – aggirabile )
Esposizione in salita: Nord-Ovest
Rifugio di appoggio: Rifugio Bagozza (1573 m)
Attrezzatura consigliata: casco, ramponi, 1 o 2 piccozze, corda, imbrago, chiodi da ghiaccio;

INDICAZIONI STRADALI
Da Milano prendere la A4 (Torino-Trieste, direzione Bergamo). Un buon punto di ritrovo per chi abita nell’hinterland è il parcheggio della Galbusera ad Agrate.
Uscire per Bergamo e poi continuare la statale 671 fino ad arrivare a Dezzo di Scalve, quindi risalire i tornanti fino al paese di Schilpario.
Lungo la strada da Clusone a Donico c’è un bar-pasticceria aperto fin dalla prima mattina dove è possibile fare colazione.

Arrivati a Schilpario non entrare in centro e non continuare a salire i tornanti (è facile perdersi) ma seguire le indicazioni per il Passo del Vivione. Prendere la strada che arriva fino al rifugio Cimon della Bagozza (1600 m) sotto il quale è possibile parcheggiare.
ATTENZIONE: in caso di neve la strada chiude in località Fondi (1200 m) e bisogna raggiungere la strada per il rifugio a piedi (40 min.).

AVVICINAMENTO
Dal parcheggio si segue la carrozzabile che passa sotto il rifugio e ci si incammina verso il Passo di Campelli. A un certo punto dalla carrozzabile parte il sentiero 417 segnalato da un masso con sopra una Madonnina. Seguire il sentiero attraverso un breve tratto di bosco, costeggiare un laghetto e poi continuare a procedere verso sinistra salendo verso il Cimon della Bogazza (via segnalata con bolli).
Lungo la salita si possono scegliere due percorsi. Si può scegliere di continuare a seguire la via nomale estiva e poi attraversare a destra per attaccare il canale. Oppure andare direttamente all’attacco del canale risalendo verso di esso, fare attenzione alla pietraia (30 min. dal parcheggio).

 

RELAZIONE
Ai piedi dello Spigolo del Cimone (che divide la via normale dal Canale Nord-Ovest) ci si può iniziare a legare e ramponare.
Il pendio inizialmente largo tende poi a restringersi a cono di bottiglia. La pendenza aumenta progressivamente mantenendosi poi sui 40°/45° gradi con qualche singolo passaggio un poco più ripido. Consiglio di seguire la traccia dove è segnata o tenersi sulla sinistra del canale per evitare cadute di sassi e ghiaccio. Si può avanzare anche sul lato destro facendo però molto attenzione alle scariche dell’alto.
Dopo l’ultimo tratto (dove la ripidità giunge i 50° gradi) si sbuca fuori dal canale e ci si trova sul crinale/forcella (50 min. dall’attacco). Alcuni relazioni parlano di cornici spesso presenti sul crinale, in quel caso fare molta attenzione e aggirarle sulla sinistra.

Arrivati sul crinale appena finito il canale è facile perdere l’orientamento di salita (non ci sono segnali né si vede la cima). Si possono allora seguire due strade.
La prima è quella che risale le rocce che appaiono subito a destra (roccia friabile, max III° grado, assenza di protezioni, e tratti gelati in inverno). Queste rocce vanno seguite direttamente verso l’alto senza deviazioni per poi ritrovarsi sulla cresta sommitale (45 min. dal crinale).
La seconda strada è quella di risalire il pendio aperto a ovest (lo si vede subito dopo il crinale, a destra della via di roccia); oppone qualche passaggio di misto/erba sui 45° ma è più semplice e intuitivo rispetto al passaggio su pietra. Anche qui non ci sono segni o bolli, bisogna risalirlo verso sinistra fino a sbucare sull’ultimo tratto di cresta. Da qui si va in vetta (40 min. dal crinale).

DISCESA
Dalla cima prendere sentiero di discesa della via normale estiva. In condizioni di disgelo consiglio di fare il primo passaggio legati perché è molto ripido (40° gradi) e spesso misto (neve, ghiaia ed erbette). Scendendo si arriva al Passo delle Ortiche dove sbuca il canalone centrale. Lo si segue fino in fondo, al principio stretto e poco ripido, poi più aperto e costante sui 30/40°. Senza particolari difficoltà poi si ritorna alla pietraia iniziale dove si riprende lo stesso sentiero dell’andata.

OSSERVAZIONI
Nonostante la facilità di accesso e le ottime condizioni (ghiaccio duro e cielo pulito) non bisogna sottovalutare né la via in salita né la via di discesa. Recentemente sono morti diversi alpinisti sul Cimon della Bagozza proprio su quei canali, bisogna quindi prestare la massima attenzione. E’ bene ricordare che nei tratti più esposti e inclinati si scende sempre faccia a monte, nel caso di misto si deve procedere lentamente e non sopravvalutare il terreno. Infine dove possibile scendere legati in conserva e trovare punti di ancoraggio nei tratti più scivolosi. Questa relazione è dedicata agli amici di scalata: Davide, Andrea, Stefania, Alfonso, Valentina.

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