Diedro Scarabelli – Buco del Piombo

I MontaGnari oggi erano Roberto e Guido; Ad Albavilla abbiamo seguito le indicazioni stradali (a volte un pò nascoste), per “buco del piombo”, che portano in Via Partigiana, l’abbiamo seguita finché sulla destra, dopo qualche chilometro, si scorge (fare attenzione), una struttura cadente la cui facciata lato strada è in buona parte coperta dalla vegetazione; abbiamo girato a dx su sterrato, poi ancora a dx aggirando la struttura e parcheggiato dietro alla struttura (ampio prato vicino, ma precluso alle auto).

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Dando le spalle al retro della struttura, parte in leggera discesa una mulattiera, che abbiamo seguito in discesa per una decina di minuti circa, finché, dopo avere già scorto sulla sinistra le pareti calcaree della parete, abbiamo incontrato una cappelletta votiva di legno raffigurante una Madonnina, e in sua corrispondenza una diramazione della mulattiera che piega decisamente a sinistra; abbiamo seguito questa diramazione per circa altri dieci minuti, finché siamo giunti in vista della spettacolare caverna, da lì siamo proseguiti oltre, fino a giungere all’attacco dell’evidente diedro, qualche decina di metri a dx del buco, comunque circa 15metri a dx dell’attacco della via “Molteni Valsecchi”, segnato in rosso;
giornata con passaggi nuvolosi e folate di vento freddo, temperature altalenanti;
chiodatura a spit ravvicinata, in qualche occasione è parsa scomoda, forse a beneficio di una migliore tenuta dello spit, vista la roccia non sempre al top della compattezza (comunque buona in generale);
sono ancora presenti vecchi chiodi, di cui alcuni sembra tengano ancora, ma data la posizione e frequenza degli spit non se ne sente la necessità;
praticamente tutta la via aperta da Roberto, che partito motivatissimo per concatenare i primi due tiri passa in accelerazione anche la sosta del secondo tiro e dopo qualche tribolazione improvvisa una sosta su albero (don’t try this at home!)
fino all’albero: scalata semplice e ricca di appoggi nella prima parte (il tratto di 5a max del primo tiro), poi la scalata si fa più tecnica (pezzo di 6a catalogato come secondo tiro), da quella tipica del diedro con piedi in opposizione e spinta dal basso col palmo della mano, a tecniche di progressione in fessura; non del tutto assenti, comunque, appoggi orizzontali e discrete tacche o prese per le mani; appena prima della provvidenziale pianta è presente una catena, dalla dubbia funzione, forse per permettere un’eventuale azzerata, non per sosta comunque;
poi dalla pianta parte Guido, per i suoi facili circa 15 metri al solo scopo di raggiungere la sosta del terzo tiro, dove riposare un pò, e fare il punto, cioè se proseguire sul diedro, col 6b finale, o chiudere con gli ultimi due tiri della “Diretta”, raggiungibile dallo stesso terrazzino;
la parte percorsa da Guido è l’ultima parte del terzo tiro, dato per 5c, ma probabilmente questa gradazione si riscontra solo nella parte iniziale già percorsa da Roberto: infatti, dalla famosa pianta, se si eccettua un breve e facile risalto iniziale, raggiungere la sosta del terzo tiro è davvero banale, e come se non bastasse ci sono alcuni metri di catena per aiutarsi in caso;
raggiunto il terrazzino, optiamo per proseguire per il diedro;
il quarto tiro, dato 5c, è a detta di entrambi il più bello della via, tecnico e divertente, ma anche “di movimento” ed equilibrio; “un riassunto dell’arrampicata” a detta di Roberto;
il quinto tiro, molto bello anche lui, 6b, un diedro in leggero strapiombo con buone prese che, seppur breve (9-10 movimenti la parte più dura), richiede un sapiente movimento di piedi per non bruciarsi gli avambracci;
con due corde da 60m, bastano due calate in doppia (discesa dalla via “diretta”, si arriva al boschetto in cima e 6-7 metri a sx c’è la catena x calarsi); con la prima calata si arriva al terrazzino (sosta
del terzo tiro dello Scarabelli) in comune alle due vie.
02ATTENZIONE: durante la salita c’erano un paio di falchi, che ci giravano attorno ed emettevano il loro fischio, visibilmente infastiditi. Non capivamo il motivo. Poi la cosa è stata chiarita, alcuni climbers hanno visto delle covate di Falco Pellegrino con uova già deposte, e noi involontariamente li stavamo infastidendo; se i genitori non covano le uova e la temperatura si abbassa sotto un certo livello c’è il rischio che i pulcini muoiano, spero che chi ama la montagna si renda conto di dover evitare la zona fino al previsto svezzamento dei falchetti; la cova dura attorno ai 30 gg, lo svezzamento non ne abbiamo idea, ma credo almeno tre mesi.. consigliamo di EVITARE LA ZONA FINO AD AGOSTO (tra l’altro buon periodo perchè essendo esposta ad est-sud-est non riceve il calore cocente del pomeriggio), oppure informarsi prima, per evitare di nuocere a questo nobile animale; 03
abbiamo saputo che di solito ci sono dei cartelli che indicano il periodo delle covate e il divieto di arrampicare, stavolta non c’erano; noi non abbiamo avuto il tempo di approfondire, ma forse in comune a Erba o Albavilla ne sanno di più.
LA SALITA E’ TUTTA DEDICATA AL PICCOLO LORENZO, new entry in questo mondo proprio da questa mattina, l’orgoglioso papà Daniele per stavolta è scusato per non aver potuto partecipare alla spedizione di noi MontaGnari, la prossima volta ti vogliamo assieme ad Elisa (che salutiamo e a cui facciamo tantissimi auguri!!) e con il piccolo nella fascia!!
e già che ci siamo… che le uova trovate da alcuni climbers nella zona siano di buon auspicio anche per la prossima bella sorpresa architettata da Roberto e Olimpia!!!
che Lorenzo e la piccola futura MontaGnara possano volare alto come quei nobili animali!!
that’s all folks!!
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